Biancaneve tra storia, leggenda e fiaba

Margaretha von Waldek: è lei Biancaneve?

Biancaneve e i sette nani è uscito sugli schermi nel 1937. Dal tempo del lungometraggio Disney sono dunque passati 81 anni. La fiaba è ancora una dei preferiti dai bambini e ad ogni Natale viene puntualmente riproposta. Ma cosa c’è di vero in essa? Non tutti sanno che esistono parecchie differenze tra il film d’animazione della Disney e la favola raccontata dai Fratelli Grimm, nè che, come ogni favola, racchiuda in fondo di verità. Scopriamo insieme le differenze più incredibili tra storia e leggenda, rispetto a come siamo abituati a conoscere Biancaneve sul piccolo schermo.

La favola dei fratelli Grimm

I toni allegri e gioiosi della Disney, con un pizzico di sano “lato oscuro” che non guasta mai, non trovano grandi  riscontri nella favola scritta dai fratelli Grimm nel 1812. Qui, Biancaneve ha sette anni e non vive con la matrigna, ma con la madre naturale. Quest’ultima decide di ucciderla per mangiarne fegato e polmoni con sale e pepe perchè gelosa della sua bellezza e incarica un cacciatore di farlo. Dopo essersi rifugiata dai sette nani, la madre, tenta nuovamente di farla fuori, prima tramite un pettine avvelenato (tentativo sventato dai nani) e poi con la famosa mela.

Dopo essere  stata avvelenata, la bambina rimane in una teca di vetro per un tempo imprecisato, finché il principe non la trova e, innamoratosi perdutamente, chiede in dono la bara ai nani e la porta al suo castello. Biancaneve, però, non sarà risvegliata dal suo bacio, ma dai servi del principe, che, un giorno, stufi di dover scarrozzare quel “cadavere” ovunque (perchè il ragazzo se la portava dietro anche quando usciva), aprono la bara e la strattonano fino a che la ragazza non sputa i pezzi di mela e torna in vita. A quel punto arrivano le nozze e la vendetta nei confronti della madre. Invitata al matrimonio, infatti, la donna è costretta ad indossare scarpe incandescenti e a ballare con essa, fino a che, con i piedi bruciati, cade a terra morta.

La possibile storia di Biancaneve

La favola di Biancaneve potrebbe avere anche una base storica. Stando a  Eckhard Sander, storico tedesco,  la vicenda si basasse sulla vita di Margaretha von Waldek. Nel suo libro “Biancaneve è una fiaba?” spiega nel dettaglio questa sua tesi. Margaretha era la figlia di Filippo IV, conte di Waldeck-Wildungen e della sua prima moglie, Margherita. Quando quest’ultimo si risposò con  Caterina di Hatzfeld, la matrigna decise di sbarazzarsi della figliastra e la mandò in esilio a Bruxelles, alla corte di Maria D’Ungheria. Qui, Margherita fece perdere la testa a molti uomini compreso il figlio di Carlo V, il futuro Filippo II. La relazione tra i due era però impossibile per motivi religiosi: il figlio dell’Imperatore del Sacro Romano Impero non poteva sposarsi ad una luterana. Quel che si sa è che la ragazza morì a 21 anni. Alcune fonti dicono di vaiolo, altre insinuano che fu avvelenata. In questa storia, i sette nani sarebbero i bambini schiavi di Filippo IV che lavoravano nelle miniere di rame per lui. La mela avvelenata, invece, sarebbe il risultato di una storia che girava all’epoca: quella di di un venditore anziano che regalava mele avvelenate ai bambini che avevano provato a derubarlo. C’è, però un fatto che non torna in questa versione: Margherita morì nel 1554, mentre la sua matrigna, Caterina nel 1546. Quindi Caterina non può aver avvelenato la figliastra. Come si spiegherebbe, dunque, il riferimento all’avvelenamento da parte della parente?

La seconda versione

Più attinente sembra essere il riferimento a Maria Sophia Margaretha Catherina von Erthal, nata in Baviera nel 1725. Era figlia di Philipp Christoph von Erthal, un proprietario terriero che si risposò con Claudia Elisabeth Maria von Venningen che non sopportava la presenza di figliastri. Anche qui vi fu un esilio della ragazza, questa volta, però, nei boschi vicino al castello. Qui fu aiutata dai nani che venivano utilizzati come schiavi nelle miniere della città di Biber. Questi ultimi venivano utilizzati perchè i cunicoli delle cave erano molto stretti e solo persone piccole potevano entrarvi. La ragazza alla fine morì di vaiolo e la vicenda la rese una martire, vittima dell’odio della matrigna. Guarda caso c’è anche una spiegazione per il famoso specchio magico: nel castello, infatti, c’era un giocattolo acustico che registrava e riproduceva la voce di chi parlava.

 

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